Vigneron Star - Gli Storici: Le Radici del Terroir - P.1
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Ott 2025
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David Léclapart, Jérôme Prévost, Olivier Collin, Francis Egly, Anselme Selosse: cinque nomi che hanno ridefinito il lessico contemporaneo dello Champagne. Stile, metodo, disciplina, centralità della parcella e l’idea che il vigneto sia il vero atto fondativo dell’identità del vino, riportando al centro la dimensione artigianale come valore strutturale. Una serata che apre il percorso verso i prossimi appuntamenti dedicati alle nuove generazioni emergenti.
David Léclapart, L’Artiste, "Pureté, Énergie, Plaisir, Écologie, quattro principi su cui si fonda il mio mestiere di vigneron." A Trépail racconta una scelta che in Champagne ha avuto un peso storico: la biodinamica integrale, praticata con rigore quando ancora era un gesto controcorrente, e poi diventata ispirazione per una parte decisiva della nuova generazione di vigneron. Chardonnay 100%, e produzione limitata, circa 15.000 bottiglie. La vendemmia è la 2013, il dégorgement risale a luglio 2018, è Zero Dosage, mentre la viticoltura segue coerentemente principi biologici e biodinamici. All’olfatto il registro entra subito in una dimensione tattile e aromatica insieme: burro, pepe, spezia, rosmarino, fieno, componenti floreali e un accento cipriato. Al palato la mineralità è marcata, l’agrume è succoso, la freschezza è netta, e il finale si chiude su un’impronta salina, iodata, perfettamente coerente con l’idea di purezza espressiva che Léclapart persegue da sempre.
Con La Closerie, Les Béguines, Jérôme Prévost compie un’altra rivoluzione, più silenziosa ma altrettanto determinante: sposta il baricentro sul Meunier. Les Béguines è il vino simbolo della proprietà, con un assemblaggio costruito sull’annata 2020 e il 20% di vini di riserva. Il dégorgement è del 1° settembre 2023, il dosaggio è di 2 g/l. La vinificazione avviene in barrique e demi-muids, con utilizzo di lieviti indigeni e fermentazione malolattica svolta. All’olfatto emergono incenso, note floreali e accenni balsamici, mentre al palato il vino distende una cremosità marcata, richiami di pasticceria e una sensazione piccante, con una struttura fruttata e un profilo caldo, armonico, ancora una volta balsamico e fresco.
Ulysse Collin, Les Maillons Extra Brut, riporta la parcella al centro della lettura territoriale champenoise: Olivier Collin è stato tra i primi a rivendicare il lieu-dit come unità interpretativa fondamentale. Les Maillons nasce da Pinot Noir 100%, con base 2010 e 20% di vini di riserva, vinificazione in barrique e foudre, dégorgement dell’11 marzo 2014, dosaggio 2,4 g/l. All’olfatto il profilo si mostra incisivo, con note gassose, ananas e sentore di canna di fucile che dà subito un’idea di energia e di tensione. Al palato emergono richiami di pasticceria, una concentrazione marcata, acidità sostenuta e freschezza pronunciata, come se la materia fosse stata scolpita nella struttura.
Egly-Ouriet, Brut Tradition Grand Cru, rappresenta un modello: rigore tecnico, precisione agronomica, tempi lunghi e una visione strutturale del vino capace di influenzare in profondità il settore. Qui la base è la 2013, le uve arrivano da Ambonnay, Bouzy e Verzenay, e l’assemblaggio unisce 70% Pinot Noir e 30% Chardonnay, con il 50% di vini di riserva provenienti dalle tre annate precedenti. Il 20% della massa è vinificato in legno, la fermentazione alcolica avviene con lieviti indigeni, la malolattica non viene svolta, la chiarifica è lenta e naturale, senza filtrazione. L’affinamento è di 54 mesi en cave, il dégorgement risale a gennaio 2018, con dosaggio tra 3 e 4 g/l. All’olfatto il vino si esprime maturo ma delicato, con note di pasticceria e agrumi; al palato si sviluppano una freschezza definita, una struttura equilibrata e una tensione dinamica ben integrata.
Infine Jacques Selosse, Initial, che racconta la continuità temporale come forma di identità territoriale. Initial è 100% Chardonnay, con base 2018 e 50% di vini di riserva, di cui 30% 2017 e 20% 2016, dunque un assemblaggio su tre annate consecutive. Le uve provengono da Avize, Cramant e Oger, con esposizioni sud e nord, parcelle in bas coteaux su roche mère. Il suolo è di craie belemnitica a 80–100 cm, con presenza di argilla capace di ampliare volume e ampiezza. L’affinamento è di 6 anni sur lie, il dégorgement è del 22 dicembre 2022, dosaggio 2 g/l. All’olfatto il profilo è ampio, con evoluzione graduale della componente fruttata; al palato si distende una cremosità avvolgente, sostenuta da acidità elegante, dolcezza equilibrata e una chiusura salina nitida, con una persistenza finale lunga e coerente.
IMG_7702.jpg1.38 MB Cinque interpretazioni, cinque estetiche, ma un’unica traiettoria: il ritorno al vigneto come luogo di verità, la parcella come chiave identitaria, l’affinamento come tempo necessario, e la coerenza come forma di responsabilità.